Sfogliando pagine ingiallite dal tempo,
ho incontrato mio padre.
Fernando Sparvieri
Sopr'a 'na culline tra li fiure
se trove stu paese 'ncantate,
sciabbindette chi ci l'ha piantate
loche chiù belle 'n pute' truva'.
Evaristo Sparvieri
Un maestro con i baffi
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L'ultimo sospiro
Intervista a Sebastiano
Valentini
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L'ultimo sospiro
Intervista a Sebastiano
Valentini
Origini
di San Salvo
di Evaristo Sparvieri
San Vitale
Martire
di Evaristo Sparvieri
Le sagne
al mulino
di Evaristo Sparvieri
La prima casa
di Evaristo Sparvieri
Lo sapevi che quella che, probabilmente, potrebbe essere la
prima casa di San Salvo e che, quindi, avrebbe dato inizio
alla nascita di questo agglomerato urbano, è tuttora
esistente?
Lo sapevi che, anticamente, allorchè l’agglomerato urbano di
San Salvo, venne eretto a Comune, ebbe il suo primo
”Municipio”, con ubicazione a fianco della Chiesa
Parrocchiale?
Non ti ho mai dimenticata. Eravamo sedute su quel balcone
nelle lunghe sere d’estate io e te, nonna. Tu pregavi. Io
sognavo. Tu pregavi. Io guardavo le stelle. Quelle stelle,
complice il buio, erano nitide e lucenti.
L’arrivo in piazza della “casciarmoniche” (cassa
armonica), qualche giorno prima della ricorrenza di San
Vitale, era il segno che la festa era imminente ed in noi
bambini era gioia grande.
Fino a una ventina d’anni fa a San Salvo era diffusa
l’abitudine di dare al bambino il nome del Santo patrono
Vitale. Bastava che una persona pronunciasse la parola
“Vitale” o “Vitalina”, si intuiva subito...
“Quoque tu fili mi”. All’improvviso una voce sembrò
ammonirmi proprio mentre mi facevo il segno della croce
dinanzi alla statua di San Vitale Martire che passava in
processione. Era una voce familiare anche se non l’avevo mai
sentita.
“Povere Sandrócche! Che britte sárte si 'vìute!"
(trad. Povero San Rocco! Che brutta sorte hai avuto! ).
Eppure San Rocco un tempo era il vice San Vitale.
Do' Rolande e Donna Mari'
(C'era una volta la posta)
di Fernando Sparvieri
I colpi di martello del fabbro che risuonavano
sull’incudine, il ticchettio del martello del calzolaio
sulle mezze suole delle scarpe, lo sfregare della sega del
falegname su ruvidi pezzi di legno...
Un applauso scrosciante si levò dagli spettatori “a la
curve de la Mamméne” (alla curva dove abitava Donna
Emma, la levatrice). I corridori, dopo ore di trepitande
attesa, stavano finalmente arrivando.
Il primo nucleo familiare proveniente da Casoli,
propriamente dalla contrada Guarenna, nel 1902, fu quello di
Nicola Travaglini, che si stabilì a Montalfano, proprio alle
spalle di San Salvo.
Tra la fine di ottobre e i primi del novembre 1943 la valle
del Trigno fu teatro di importanti, per quanto brevi,
operazioni belliche, legate agli sviluppi della II guerra
mondiale.
Tra la fine di ottobre e i primi del novembre 1943 la valle
del Trigno fu teatro di importanti, per quanto brevi,
operazioni belliche, legate agli sviluppi della II guerra
mondiale.
Paura dei tedeschi che incontravo fuori della porta. Gli
aerei da ammirare in formazioni triangolari, belli da
guardare, ma erano portatrici di bombe. Io giocavo
sull’uscio di quella casa, dove eravamo sfollati e...
Lu munuménte
(Confidenze notturne ad una panchina vuota)
di Fernando Sparvieri
Sono qui, fermo, immobile, su questo piedistallo dal 29
giugno 1932, decimo anno dell'era fascista. Non ho un nome
mio, mi chiamano tutti “lu munumente” e idealmente è
come se mi chiamassi con tutti questi nomi...
Don Giuseppe, a bordo di un camion, gravemente malato,
giunto in prossimità delle ultime case, si voltò e benedisse
per l’ultima volta la sua amata San Salvo. Sapeva che non
sarebbe mai più tornato.
Non ricordo bene se l’ultima volta che vidi Don Cirillo
Piovesan avesse o meno la tonaca.
Lo vidi improvvisamente arrivare disteso su una barella la
sera del 3 dicembre 1995 al reparto di chirurgia al 3° piano
dell’Ospedale Civile di Vasto...
E’ difficile raccontare la storia di Alfredo. La sua vita è
stata tutta un’avventura, una fiaba, un dramma, una vita
spericolata, al cui confronto quella di Vasco Rossi...
All’improvviso il suono di una
chitarra elettrica sferzò l’aere. Era un suono nuovo, mai
udito prima e proveniva dalla bottega di Mastro Vito Di
Petta, il giovane barbiere che aveva aperto un salone, anche
se era un buchetto, in Via Roma.