Da mia cugina Erminda,
ricevo questa foto e il ricordo si fa insistente.
Intanto chi è Erminda?
Erminda Di Nello è la quinta figlia di Zia Graziuccia,
sorella di papà. Gli altri tre figli sono: Marianicola,
Vincenzo, Juccia (Antonia) Emma e Erminda.
Erminda è ancora in vita ed abita sempre a San Salvo.
Ogni tanto mi telefona ma io vorrei vederla poiché mi
racconta che mi ha tenuta in braccio da piccola, mi
chiedo, ma quanti anni ha se io ne ho già ottanta?
Lei appare in questa foto: è la piccolina seduta per terra
all’inizio dei personaggi, poi c’è mia sorella Cesarina,
zio Sebastiano Boccongelli, nonno dei miei cugini
americani (sono partiti per gli Stati Uniti D’America dopo
la guerra per raggiugere il papà).
L’altro bimbo in primo piano è Sebastiano sempre partito
per gli USA.
In secondo piano vi sono: il cugino Vincenzo, con il
cappello suo padre zio Marcellino, Marianicola, poi i due
bimbi con i vestiti bianchi sono … e Egidio sempre andato
negli USA dietro …poi … poi zia Vitalina mamma di Sam e
Egidio e poi mio papà che sembra fumare, ma io so che non
ha mai fumato in vita sua.
Dietro c’era un pozzo dell’acqua che non si vede e poi
l’albero di gelsi che divenne il mio rifugio quando,
fabbricata una nuova casa, la mia famiglia vi si trasferì.
A destra si vede la vecchia masseria dove abitavano mia
zia Vitalina e i due figli prima che raggiungessero il
papà negli USA. Il fabbricato che sembra un palazzo, in
realtà era una colombaia,
A destra vi erano accatastati i covoni di grano in attesa
che arrivasse la trebbiatrice che avrebbe separato la
paglia dal grano.
Sicuramente questa foto è stata fatta al termine della
mietitura.
In quelle occasioni l’aia assumeva un’aria di festa, era
la fine di un faticoso lavoro. Si era mietuto il grano e
loro avevano lavorato a falciare quelle spighe legando i
covoni con legacci formati dalle stesse spighe, con una
maestria che sicuramente oggi nessuno è ancora capace
poiché questo lavoro viene svolto da una mietitrice e una
falciatrice guidata da un mezzo meccanico.
E i ricordi affiorano. In quella masseria ci recavamo per
il primo agosto quando tradizione voleva che si
consumassero polli cucinati in tutti i modi.
Quando entrando nella stanza che fungeva da cucina (con il
focolare) da pranzo e da ripostiglio accecati dalla luce
del sole, ci si trovava improvvisamente al buio e dal
finestrino retrostante entrava un piccolo fascio di sole
dove ho imparato a vedere il “pulviscolo atmosferico” che
bello ricordarlo!
Quella masseria fu poi abbattuta (ne è rimasto un
pezzetto) per far posto ad una casa nuova per noi.
Im quel posto è sorta, la casetta rosa (colore scelto da
me) che mia mamma aveva realizzato per noi c’è ancora ma i
dintorni sono spariti inghiottiti da fabbricati e credo
una piscina comunale.
Non so dirlo poiché mi sono sempre rifiutata di andare a
vedere.
La casetta rosa era questa:
Peccato non aver fatto la foto alla parte nord della casa
dove vi era il balcone da dove con la nonna, guardavo la
luna e le stelle.
Come dal mio racconto
“La nonna”.
Maria Mastrocola Dulbecco
Agosto 2018