
ALCUNI
FRA I POST PIU BELLI
DI...
SEI DI SAN SALVO SE...
I POST STORICI
DI PEPPINO ROMONDIO
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Peppino
Romondio
Mio
padre Michele Romondio , militare ed ex-partigiano della brigata Savona |
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Peppino
Romondio
Gonfalone
della città di San Salvo |
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio
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Peppino
Romondio
Icona
d'Abruzzo |
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Peppino
Romondio
Anno
1834 -San Salvo contava 1223 abitanti di cui 583 maschi e 640 femmine |
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio |
I
greci
chiamavano
l‘adriatico Adriatikos ed invece i romani ilo ciamavano
Hadriaticum - Adriaticus o Superum mare.Nel medioevo
diventerà
il Mar di Venetia ed anche Mar Dalmaticum. L‘adriatico
è
chiamato dagli albanesi Deti Adriatik e dai croati Jodransko More . Si
ritiene che il nome di questo mare fosse derivato dalla colonia romana
di Hatria (Atri) anche se altri studiosi pensano che tale nome sia
derivato dalla città veneta di Adria vicino Rovigo.
L'adriatico
è lungo circa 800 Km ed è largo circa 150 Km, ha
profondità variabili da 300 mt nella parte più
settentrionale fino ai 1200 mt nella parte più meridionale.
I
fondali dell'adriatico come gli abissi del restante mediterraneo
conservano le antichità di molti navigli naufragati. |
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Peppino
Romondio
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio |
Dal
lontano settecento San Salvo aveva la Taverna badiale, locanda
citata nell’onciario, nei carteggi dei frati celestini
vastesi e in diversi documenti dell'archivio storico del comune di San
Salvo. Questa fattispecie di locanda era un ritrovo di piazza per i
sansalvesi .In tale taverna si giocava a carte e alla morra fino a
tarda notte. I sansalvesi dopo la passatella di vino spesso tornavano
alle case mezzo sbonzi . La“Taverna badiale”
confinava con la dimora del signor Andrea Ciavatta . Il
locandiere gestore del 1742 era Carmine Ciavatta il quale da
affittuario della taverna pagava 40 ducati d’affitto per
gestire la locanda. Le frequenti sbronze spesso terminavano con litigi
e discussioni tra i compaesani frequentatori della taverna. I
sansalvesi con con lunghe cappe nere sfidavano il freddo invernale e si
riscaldavano con i caminetti a legna o con bracieri a carbonella ed
ovviamente un boccale di vino alla locanda di sicuro spezzava quei
freddi. Alla Taverna badiale si poteva anche dormire
sul rumoroso materasso di foglie secche di granone.
Rari erano i foresterieri di passaggio che pernottavano alla taverna
del borgo sansalvese costretti al mattino perfino a svuotare
all'esterno della stradina il pitale di coccio smaltato dove durante la
notte avevano fatto i bisogni. |
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Peppino
Romondio
San
Salvo 1895 |
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Peppino
Romondio
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Il
12 marzo 1950 i contadini sansalvesi con zappe e forconi occuparono il
bosco motticce.Volevano disboscare ed utilizzare tali terreni come
poderi agricoli. I carabinieri arrestarono 23 manifestanti . La
protesta sansalvese continuò ancora il 13 e 14 marzo 1950 e
continuò l'occupazione del bosco.Da Chieti arrivarono
centinaia
di carabinieri. L‘occupazione del bosco motticce venne
smobilitata senza fatti di sangue grazie soprattutto
all’intervento dell‘onorevole comunista marsicano
Bruno Corbi, il quale garantì ai contadini sansalvesi il suo
interessamento politico in merito a tale questione. Alcuni mesi dopo il
sindaco del paesino Domenico Cervone venne informato dalla prefettura
provinciale che le autorità competenti avevano concesso il
via
libera al disboscamento del motticce. Gli amministratori sansalvesi
assegnarono in enfiteusi diversi lotti di risulta ma tali concessioni
diedero origine a diverse critiche e dissapori politici |
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Peppino
Romondio
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Peppino
Romondio
.Bevete
un cinzanino !!!! |
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Peppino
Romondio
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Le
stradine sansalvesi nel 1909 erano ancora senza asfalto ed avevano un
selciato in terra battuta e pietre. Specie d'inverno le pozzanghere
abbondavano e le stradine si trasformavano in vere latrine anche
perché le abitazioni non avevano ancora i servizi igienici.
Contro queste cattive abitudini i decurioni sansalvesi nel 1909
emanarono rigorosi divieti che permettevano la minzione solo in aree
distanti oltre 50 mt dall'ultimo fabbricato del borgo. Le nuove norme
vennero emanate per l’igiene urbana e vietavano anche la
coabitazione con gli animali domestici tipo:
polli,conigli,capre e maiali.
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Peppino
Romondio
Questa
cartina è degli anni '40 |
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Peppino
Romondio |
Nella
notte del 15 ottobre dell'anno 1761,il brigante beneventano Pietro
Palumbo fù sorpreso a rubare sacchi di farina presso il
mulino
pantanello. Venne freddato con l'archibugio dal mulinaro Domenico
Angelucci,fattore dei frati celestini vastesi,e alcuni mesi dopo
quest'ultimo venne assassinato presso la cascina
rurale di piana Sant'Angelo un casolare restaurato che era sorto sul
sito di un antica domus romana andata distrutta. Questo casolare
medioevale è ancora oggi in piedi nell‘area
saliventana-sansalvese. Passò dopo l'enfiteusi dei monaci
celestini vastesi più volte di mano e alla fine tale stabile
giunse agli eredi romani della famiglia Nasci. |
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Peppino
Romondio
Nell’estate
del 1567 la flotta del Solimano turco capeggiata da Pialy
Pascià
compì una scorreria lungo le coste dell'adriatico centrale.I
turchi ottomani saccheggiarono Ortona,S.Vito, Vasto, San Salvo e
Termoli poi subito dopo attaccarono anche le isole Tremiti,dove fallito
il tentativo di sbarco dal 5 all'8 agosto per tre giorni assediarono
l'arcipelago tremitese prima di abbandonare la loro impresa.
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Peppino
Romondio |
Nel
1526 alcune famiglie slave raggiunsero anche il
borgo sansalvese dove si integrarono con i residenti sansalvesi e
collaborarono
nella coltivazione dei cereali.I diversi carteggi dell’epoca
riportano i nomi
di alcuni slavi cerealicultori delle terre sansalvesi. Uno di
loro era Pietro
Francovicchio(Francovich) ma c'erano anche i fratelli Gaspare e
Annibale de'
Rado (Radovacz) e molti altri ancora . (A.Slade,doc.1576 carteggi
d'Archivio
del notaio Viti ).
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio
L'operazione
contro il brigantaggio nel vastese portò al comandanteChiaffredo
Bergia il
conferimento della Medaglia d'Oro al Valor Militare con la seguente
motivazione:
"Per l'intelligenza di cui dette prova nelle replicate perlustrazioni
ed inseguimento, nonché per l'incontestabile valore spiegato
nei
due successivi combattimenti lottando corpo a corpo col famigerato capo
banda d' Alena e col brigante Pomponio, i quali rimasero uccisi nel
conflitto. - Bosco Dogliola e Furci (Chieti),
27 settembre - 2 ottobre 1870'
Allo
stesso fatto d'armi va riferita anche la seguente lettera scritta di
pugno dall'allora brigadiere Chiaffredo
Bergia:
"San Buono, 6 novembre 1870. Al sig. Comandante l'Arma del Circondario.
Prevengo la S. V. Illustrissima che oggi stesso, porgendo i miti
ringraziamenti ai componenti la Giunta municipale di Lentella, ho
pregato il Sindaco a volersi compiacere distribuire le lire 50,
accordatemi per la distruzione della banda Pomponio, nel seguente modo:
ai poveri di quel Comune, L 20; ai danneggiati dal terremoto nella
Calabria, L. 10; all'asilo infantile di Chieti, L 10; all'Istituto
delle figlie dei militari Torino, L. 10. "
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio |
Intorno al 1600 il distretto
vastese aveva terre produttive
per 305 milamoggi napoletani su una superfice totale di 384
miglia
quadrate.
Il circondario del vastese comprendeva 41 comuni secondari. I boschi
ingombravano
le contrade di: Atessa,Scerni,Carpineto e Santo Salvo con estese selve
nel
Motticce e Bufalara.La legna e le ghiande abbondavano come gli animali
selvatici: lupi,capri,volpi,lepri,cinghiali,
martore, allodole, beccacce, starne,oche,anitre,colombe,tordi e altri
pennuti.
In tali boscaglie si annidavano pericolosi rettili soprattutto vipere
ed
aspidi.
Nei boschi di Lentella e Villa Cupello i porcari raccoglievano
prelibati
tartufi neri (tuber nigrum), more e asparagi selvatici. Nella vallata
di Dogliola
vi erano tratti sabbiosi anticamente ricoperti dal mare dove ancora
oggi le rocce calcaree presentano tipiche impronte di pesci e
mulluschi. Nei terreni
di Villa Cupello e Santo Salvo vi erano aree infette da solfato di
calce. Tra
Tufillo,Dogliola e Fresagrandinaria, vicino alla sponda sinistra del
trigno si
coltivava il riso ma tali coltivazioni spesso provocavano miasmi,
esalazioni
nocive e malattie mortali. Venivano raccolte molte erbe selvatiche
spontanee :
cicorie,boraggini,cime di vitalba, luppoli,foglie molli e funghi. Negli
orti si
coltivava la robia indigena (Rubia Tinctorum) con le cui radici le
donne zonali
tingevano i panni,grembiuli e berretti. I panni di lana venivano
colorati di
verde con i decotti di foglie di carciofo (Cynaria
Sedimus) ed invece di giallo con i decotti di cortecce di melo
selvatico (Pyrus
Malus). Gli orti venivano concimati e ingrassati con spazzature di
stalla,sterchi animali e residui di latrine. Gli orti producevano
ottimi:
cavoli, rape,cicorie,lattughe,bietole,agli,cipolle,carciofi,
peperoni ,cardi,finocchi,
rafani,carote,zucche, cetrioli, boragini, zucchine e patate.

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Peppino
Romondio
A
Bologna nell’aprile 1916 il sansalvese Vitaliano Ciocco
all’ateneo della facoltà dimedicina e chirurgia
discuteva la sua tesi di laurea dal
titolo:”condotta del chirurgo nelle ferite del
torace” e subito dopo analizzava due casi di
clinica medica,due casi di clinica chirurgica ed uno di
necroscopia clinica. |
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Peppino
Romondio |
Il
30 luglio 1627 un forte sisma con numerose scosse
d‘assestamento
provocarono molti crolli in capitanata di puglia. Un vento caldo
australe, in puglia chiamato Favonio ed in abruzzo invece detto Garbino
, aveva preceduto il gravissimo terremoto. Il sisma provocò
molti crolli anche in molise e abruzzi. Rovinò molte
città e fece crollare dimore a: San Severo,Torremaggiore,
Serracapriola, Lesina, S.Nicandro, Troia, Camporino, Termoli e Tremiti.
Gravi danni si ebbero anche in abruzzo e molise a:
Ripalta, Montenero, Santosalvo, Vasto, Casalbordino, Francavilla,
Ortona e
Lanciano.
Vicino
Lesina l’acqua dai pozzi si rovesciò
all’esterno e sulle rive del fortore il mare
arretrò
all‘improvviso di circa due miglia poi d‘impeto si
rovescò sulla costa distruggendo tutto ciò che
incontrava. L’acqua riversata emanava dei nauseabondi odori
sulfurei. (Atti
del Real Istituto di scienze naturali di Napoli-Anno 1863-pag 321-322) |
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Peppino
Romondio
Questo
decreto borbonico parla di un notaio all'epoca residente a San Salvo,
qualcuno mica ne ha mai sentito parlare ???
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Peppino
Romondio
Visto
che sta per arrivare S.Vitale , vi presento il cardinale Pier Luigi
Carafa o meglio Petrus Aloysius Carafa colui che ha donato le reliquie
di San Vitale alla città di San Salvo nella prima
metà del settecento.
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Peppino
Romondio
San
Vitale
con la barba lunga
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Peppino
Romondio
GUAGLIOOOOO'
!!!!!!!! .... S' TAFFERR POVER E TA' !!!! |

Zi Fileppe
Nutarangele (Filippo Notarangelo)
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio
Questa
cartolina originalissima della mia collezione privata è
stata spedita
nel 1936 da Rodolfo Granata all'amico cav.Dall'Oglio di Trieste. Sul
retro della cartolina c'è scritto in piccolo prop.riserv.
Pietro
Marzocchetti-San Salvo .... probabilmente fu lui a commissionare a
scopo commerciale una serie di fotocartoline del paese
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Peppino
Romondio
Questa
invece è stata spedita al sig Gigolini Giuseppe di Settimo
Torinese dal nostro compaesano Del Villano sempre nell'aprile 1936
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Peppino
Romondio
Antonella
del Villano ..... eccola |
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Peppino
Romondio
Sentenza di
Regio Patronato del 1789 del monastero SS Vito e
Salvo
....
è scritto in latino !!! |
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Peppino
Romondio
GAETANO
DE VITO - Autoritratto |
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Peppino
Romondio |

A
S.Salvo i tedeschi, emanato il coprifuoco, aspettarono gli imminenti
scontri con gli alleati anglo-americani nelle dimore requisite al
farmacista don Oreste Artese e nello stabile requisito a Vincenzo
Granata. I tedeschi in paese requisirono mezzi, carburanti e perfino i
pochi animali d’allevamento che erano ancora rimasti.I
sansalvesi,
erano alla fame ed incuranti del pericolo violarono il coprifuoco e una
notte saccheggiarono un
treno merci carico di sacchi di farina che era rimasto bloccato alla
stazione ferroviaria di San Salvo. Il treno venne alleggerito del
prezioso carico di farina ma dopo quel saccheggio, i genieri tedeschi
in previsione della ormai probabile avanzata alleata,con gli esplosivi
minarono la strada ferrata della stazione sansalvese e fecero anche
saltare in aria il ponte del trigno. Il primo tentato attacco degli
alleati venne respinto dai tedeschi la notte del 27 ottobre 1943.
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Peppino
Romondio
5 ottobre
1943 un soldato australiano in moto a Termoli |
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Peppino
Romondio
A
Fairchild Argus of the Desert Air Force Communication Flight, takes off
from the beach at Vasto, Italy, which served as the landing ground for
the Forward Headquarters of the Desert Air Force, based there
from
December 1943 to March 1944 - thanks Pinko
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio |

Il
7 febbraio 2014 don Gaetano de Vito (S. Salvo, 09/06/1884 - S. Salvo,
07/02/1964) ha compiuto l'anniversario di morte .A 50 anni dalla sua
morte probabilmente solo pochissimi concittadini sansalvesi sanno che
era stato un valente artista dell'accademia delle belle arti di Napoli
nonchè allievo del celebre pittore vastese Filippo Palizzi.
Professore,
pittore, e politico locale fondatore della prima sezione DC
sansalvese De Vito fù anche amministratore e
podestà del
paese.Don Gaetano era stato sottotenente dell’esercito
italiano e
nella prima guerra si era distinto nella battaglia sul monte Grappa con
la Medaglia di Bronzo e della gran Croce di Guerra.
Partecipò
anche al secondo conflitto mondiale con il grado di capitano e venne
poi promosso maggiore.
Con la
liberazione anglo-americana di San Salvo
dall’occupazione
tedesca ( avvenuta, il 3 novembre 1943) venne chiamato a svolgere la
funzione di podestà nel Comune di San Salvo ed
affiancò
l'A.M.G.O.T. guidata all'epoca dal capitano canadese Seguin.
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Peppino
Romondio
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Peppino
Romondio
Associazione Nazionale Combattenti - San Salvo |
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Peppino
Romondio
settembre
1949 -Il primo memoriale brogliaccio dei carabinieri della
stazione di San Salvo |
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Peppino
Romondio |

da sin. il
maresciallo Dal Piaz - Don Rolando Cirese - Don Cirillo Piovesan -
Enrico Vitale Piscicelli
Pietro Di Clemente (Segretario Comunale) ed il dott. Goffredo
Tilli (Medico Condotto) |
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio
Angelo De
Nicolis se non mi sbaglio in questa foto storica ci sei anche
tu !!! |
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Peppino
Romondio |
La
fonte vecchia sansalvese diede anche il nome alla attigua stradina
scoscesa. E' stata restaurata e stravolta nel suo aspetto originale
diversi anni fa. L’antico
acquedotto romano ipogeo alimentava
fin
dall'origine la vecchia fonte del borgo sansalvese che presentava un
interessante sistema di 3 vasche comunicanti a trabocchi decrescenti in
altezza.L'aqua fontis cadeva abbondante da due grossi doccìi metallici.L’acqua
dalla vasca di raccolta più alta
raggiungeva progressivamente la vasca più bassa.I sansalvesi
bevevano l'acqua diretta che fuoriusciva dai due doccìi
metallici. La vasca in laterizi più alta era l'
“abbeveratorium” che raccoglieva l'acqua usata per
abbeveraggio animale di asini,cavalli e buoi. La vicina vasca
comunicante interposta subito dopo nel mezzo del sistema era il
”lavatorium “ usato per il bucato con le tavolozze
di
legno.L'ultima vasca posta più in basso era il
“guaççatorium “che
raccoglieva l'acqua reflua
sporca che veniva utilizzata per lavare le carni appena macellate o le
casseruole,catini e tinozze della vendemmia o delle conserve
alimentari.Tale sistema a vasche comunicanti consentiva l’uso
razionale ergonomico dell'acqua sansalvese la cui potabilità
risultava alquanto sgradita ai compaesani per l'eccessiva durezza
organolettica. Fin dall'antichità la fonte vecchia
risultò molto preziosa per la comunità monastica
sansalvese. I frati del medioevo utilizzarono quest’acqua
anche
per irrigare il vicino orto badiale.Fino agli anni settanta i
sansalvesi con tale acqua lavarono le prime automobili e poi questo uso
fù vietato dalle ordinanze comunali.
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Peppino
Romondio
San Salvo
anni 30 !!! quello con la bandiera è mio suocero
Igino Granata |
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Peppino
Romondio
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Peppino
Romondio
1934
lunedi di Pasqua |
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Peppino
Romondio
sansalvesi nel lunedi di Pasqua 1934
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Peppino
Romondio
1930
giovani dell'associazione cattolica incontro a Vasto |
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Peppino
Romondio1927- Javam
a Bare p' la parola !!! |
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio
Il
timbro postale di San Salvo in questo francobollo di guerra non potevo
non farvelo vedere !!!! |
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Peppino
Romondio
San
Salvo tra Mussolini e Hitler
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio Cassiodoro
Artese alias "Doruccio" |
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Peppino
Romondio
Doruccio Artese & Edwige Daniele |
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Peppino
Romondio
Il
funerale di Doruccio Artese |
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Peppino
Romondio
Stesso funerale in C.so Garibaldi. |
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Peppino
Romondio
Il
medico don Camillo Artese con il vecchio postino di San Salvo
......
guardate il selciato stradale del paese |
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Peppino
Romondio
Il primo
pioniere sansalvese della
fotografia fu CLAUDIO
BALDUZZI |
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Peppino
Romondio
Vincenzo
Granata |
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Peppino
Romondio
Vitalina
Balduzzi- Granata (sorella di Vincenzo Granata) con la sua
bellissima famiglia |
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio
ATTENZIONE
: AVVISO IMPORTANTE PER I SANSALVESI !!!!! |
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio
ASILO
INFANTILE DI SAN SALVO 1932 |

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Angelo
Annina De Nicolis e altri
37.
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Peppino
Romondio
6
di SSalvo se mangiavi al mare nell'ombrellone a casotto e mettevi a
rinfrescare il cocomero nella buca sul bagnasciuga !!!! |
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Peppino
Romondio
Fam.Cirese. |
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio
Donne
sansalvesi anni '50 |
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Peppino
Romondio
Fam. Ciuffi
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Peppino
Romondio
Sorelle
Ciuffi con Maria Luisa Granata |
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Peppino
Romondio
Qui
hanno suonato i Nomadi ,Angelo Branduardi, Il Rovescio della Medaglia e
molti altri |
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio
Una
volta c'erano le case di tolleranza |
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Peppino
Romondio
Re
Franceschiello foto da anziano (Francesco II di Borbone) ultimo sovrano
borbonico del regno di Napoli !!!! |
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Peppino
Romondio
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Peppino
Romondio
1968
SAN SALVO |
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Peppino
Romondio
La prima squadra di calcio sansalvese 1931 : il capitano è Rodolfo Granata e alla sua destra c'è Biondo Tomeo — con Rodolfo Granata, Biondo Tomeo e Marco Ciavatta |
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Peppino
Romondio |
Nel
1943 i sansalvesi, prima degli scontri con gli anglo-americani, erano
stati sgombrati dal paese per ordine del comando tedesco. L'ordine
venne notificato alla popolazione dall'allora podestà
Giovannino
Mariotti. A bordo di un sidecar e sotto la minaccia delle armi
tedesche, il podestàsansalvese venne
portato di quartiere in quartiere e fu costretto ad annunciare l'ordine
di sgombero immediato.Il podestà era terrorizzato dalla
paura ed
in seguito ebbe una forte crisi ipertensiva
con esiti ischemici e segni di paresi facciale. Dopo tale annuncio
molti sansalvesi sfollarono nelle vicine campagne di periferia vicino
al vallone buonanotte in modo da poter rientrare al piu' presto
possibile nelle case con l'arrivo degli alleati.Durante la liberazione
di San Salvo, un maresciallo della wermacht tedesca sfuggito alla
cattura, raggiunse una piazzetta tra i vicoletti di via Savoia. Un sansalvese con
un fucile da caccia provò a bloccare l'ufficiale che
però
cercò di rifugiarsi nella vicina casetta dove prima aveva i
suoi
alloggi. Bussò piu' volte alla porta del compaesano amico ma
quest'ultimo aprì la piccola finestrina che era al lato del
portone e gli sparò con una pistola arrugginita.L'ufficiale
tedesco fece pochi passi e stramazzò a terra ma non era
ancora
morto. Tentò di rialzarsi però gli
arrivò sul
cranio il calcio del fucile da caccia che gli fracassò la
testa.
Lo sparo e il trambusto richiamò sul posto le donne
incuriosite
del vicoletto le quali, dopo attimi di perplessità,
spogliarono
il cadavere e lo derubarono anche degli stivaloni. Il cadavere venne
poi occultato e seppellito senza neppure una croce in una buca scavata
in tutta fretta in un orticello vicino. In un altra buca vicina vennero
nascoste le armi e la pericolosa divisa tedesca. Quel barbaro
sciacallaggio randagio non aveva neppure il gusto della vendetta o di
una resa dei conti ma ovviamente in tali frangenti non si andava molto
per il sottile. |
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Peppino
Romondio |
Dall'
età murattiana la città di Vasto faceva il
mercato
settimanale ogni domenica , una grossa fiera-mercato si teneva agli
inizi di maggio ed un altra agli inizi di agosto. Nel periodo
intermedio a Vasto c'era anche la fiera di S.Gaetano dove partecipavano
anche i contadini del circondario vastese che vendevano e compravano
soprattutto gli animali: polli,agnelli,maiali,conigli, pecore,pulcini,
muli e cavalli ma anche i prodotti alimentari: uova, formaggi, frutta e
verdure.
Dal
settecento si tenevano fiere zonali in diversi borghi però
le
fiere più importanti erano quelle di:
Lanciano,Dogliola,Carunchio,Larino e soprattutto la grande fiera-mercato
di Foggia.
Il
borgo sansalvese teneva
due fiere mercato: una il 25 aprile prima della festa al martire
patrono e l'altra nel mese di settembre prima della locale festa di
S.Rocco. |
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Peppino
Romondio
SPIRAMEN
o meglio pozzetto pentagonale d'ispezione e areazione dell'acquedotto
ipogeo sansalvese di epoca romana .
Questo
spiramen è stato ritrovato nel garage di Leone Balduzzi di
fronte ai vigili urbani |
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Peppino
Romondio
Questa
moneta patriottica risale a prima dell'Unità d'Italia |
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Peppino
Romondio
Dove
stava questo negozio spaccio alimentare di Giuseppe De Filippis ???? |
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Peppino
Romondio
....e
LUCE FU' !!!!!!! |
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Peppino
Romondio
Il
Matese,area tra Campania e Molise, vide nel recente passato il trionfo
del brigantaggio che creò seri problemi all'iniziale Regno
d'Italia .Per gli anarchici tale zona era ideale per la guerriglia e da
li, dal cuore del Mezzogiorno, i leader anarchici Carlo Cafiero,ed
Enrico Malatesta ritennero di far scoccare la scintilla della
rivoluzione nella primavera del 1877 . Lo scopo era quello di occupare,
con pochi uomini, una zona importante e inespugnabile, da dove incitare
all'azione per la libertà. La masnada di ribelli raggiunse e
occupò il Municipio di Letino. Proclamarono la decadenza
della
monarchia e dopo aver staccato dal muro il ritratto di re Vittorio
Emanuele II, fecero un falò con tutte le carte comunali e
catastali. Persino il parroco Raffaele Fortini, inneggiò
alla
rivoluzione e spiegò ai contadini che vangelo e socialismo
era
la stessa cosa. Dopo gli eventi di Letino la banda vagò per
giorni sui monti del Matese sotto il freddo e la neve, senza viveri
ricercati dai soldati dell'esercito (circa 12.000 uomini) che avevano
ormai circondato tutto il territorio. La mattina dell'11 aprile un
contingente di bersaglieri, localizzò la banda in una
masseria a
contrada Rava della Noce dove i rivoluzionari furono arrestati.
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Peppino
Romondio |
I
vicoletti sansalvesi un tempo erano delle vere industrie .... si
passava dalla essiccazione alle salse,dalla vinificazione alla
triturazione del pepe. |
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Peppino
Romondio
i
sansalvesi erano soliti dire scherzosamente : "jateve a
riculà a
Agnon !!! " perchè nel borgo di Agnone c'era la celebre
fonderia
Marinelli dove venivano fusi (ricolate ad alta temperatura) i metalli
utili per costruire le campane di chiese e cattedrali. |
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Peppino
Romondio |
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Peppino
Romondio |
Già
dal 1837 i decurioni di Fresagrandinaria pagavano un letterato paesano
che in qualità di “pedone postale“ con
una valigetta
raggiungeva tre volte a settimana Vasto e S.Salvo per spedire e
ritirare la posta fresana. I decurioni di Fresa il 1 maggio 1910
affideranno il traporto della posta da San Salvo a Fresa al sansalvese
Giuseppe Fabrizio,concessionario titolare del servizio di trasporto con
carrozze a trazione animale.
(Archivio
di Fresagrandinaria : delibera decurionale del 1-maggio 1910) |
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Peppino
Romondio |
Nella
notte del 15 ottobre dell'anno 1761,il brigante beneventano Pietro
Palumbo fù sorpreso a rubare sacchi di farina presso il
mulino
pantanello. Venne freddato con l'archibugio dal mulinaro Domenico
Angelucci,fattore dei frati celestini vastesi,
e
alcuni mesi dopo quest'ultimo venne assassinato presso la cascina
rurale di piana Sant'Angelo un casolare restaurato che era sorto sul
sito di un antica domus romana andata distrutta. Questo casolare
medioevale è ancora oggi in piedi nell‘area
saliventana-sansalvese. Passò dopo l'enfiteusi dei monaci
celestini vastesi più volte di mano e alla fine tale stabile
giunse agli eredi romani della famiglia Nasci. |
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Peppino
Romondio |
Quando
ero bambino in via savoia stavano uccidendo un grasso maiale
però mentre con il coltello alla gola l'animale stramazzava
terrorizzato riuscì a scappare.Venne rincorso lungo diversi
vicoletti sansalvesi finchè alla fine il maiale stremato
venne
bloccato da un nostro robusto compaesano ..... e tutto finì
a
"Vintrecen e saggecc " .
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Peppino
Romondio Peppino
Romondio
il
mio amico Monsignor Pietro Santoro vescovo de' Marsi |
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