Esistono cose visibili e
cose... 'invisibili', cose vive che non hanno linguaggio
alcuno e, cose apparentemente 'morte' che, non solo hanno
una 'vita', ma la sanno anche... raccontare. Sono delle
'zone di frontiera' che possiedono certe cose e certe
persone come dono di Dio. Dalla loro sommità, come da un
altura, ci si sofferma volentieri per scrutare, emozionarsi
e contemplare certe: forme, colori, spazi, linee...
misteriose e indefinibili armonie.
Tali sensazioni e infinite altre, suscita la vista di quella
che è stata definita scherzosamente da alcuni la vecchia,
fumigante, storta. Scendendo da San Salvo, lungo la Piane
Sant’Angelo' per andare al mare e/o sulla SS16, in piena
curva, ma visibile da più punti... 'Ella' è li: La
distilleria ALA.
Chiamarla 'vecchia' è un torto, anzi un'offesa ad una 'bella
nobildonna' che, nonostante l’incuria e le intemperie
l’abbiano segnata, mostra ancora tutto il suo fascino.
Neppure la 'prigionia' - dei reticolati, dei cancelli e
dell’intricata selva - riescono a oscurare la sua... malia
e, tantomeno a nasconderla. L’elemento più suggestivo, però,
è la sua ciminiera di mattoni rossi che – per chi ignora –
la fa sembrare una fornace di mattoni: è altissima.
La punta - curvata da problemi statici... da età - è
diventata nel tempo una peculiarità, una sorta di 'schizzo
d’autore' che 'modella' l’azzurro del cielo in pieno giorno
e, sembra lo zolfanello che l’accende di rossi, aranci, e
gialli infuocati al tramonto. Un diadema di luce in omaggio
alla sua bellezza. Insomma è parte integrante del paesaggio.
Preghiamo affinchè, come per la Torre di Pisa, le leggi
della gravità per lei non valgano.
'La storta', è una struttura grande e articolata che sfugge
ad una visione d’insieme, ad eccezione di un punto d’un
cavalcavia molto pericoloso ma, la facciata, si mostra in
tutta la sua... maestà e solennità.
Per i più, l’effetto è quello di un... deja vu, un qualcosa
che ci si porta dentro, una sorta di... 'corto circuito'
della memoria.
Si è già pensato: al fronte principale di una basilica, una
residenza estiva gentilizia e persino... ad una delle
facciate del castello di Edimburgo. È un'emozione sensitiva
dai cento volti e altrettante suggestioni.
Le radici della sua ragione di nascita e vita, però,
affondano nel secolo scorso, pare negli anni ‘30, di certo,
prima della Seconda guerra mondiale era già produttiva da
tempo. Ci è sconosciuto il nome del primo committente e
proprietario, sappiamo con sicurezza però, che era un
siciliano. Dopo gli anni ’50, la ritroviamo proprietà di un
altrettanto ignoto foggiano: dati sicuri che sono stati
forniti dal genero e, soprattutto, da una delle figlie del
Mastro Capofabbrica della Distilleria - un teramano divenuto
nel tempo... 'Sansalvese DOC' della Contrada Stazione:
Attilio Di Giuliano.
Con polso imprenditoriale e - competenze incredibili - pur
non essendo un 'tecnico', egli, dirigeva i processi di
lavorazione e la ventina di operai che vi lavoravano per
circa 4 mesi l’anno: dalla vendemmia fino ad esaurimento
scorte. Le vinacce, raccolte da più parti, venivano
conservate in silos sotterranei e spremute in enormi vasche,
per ottenere prima 'il vinello' e, da questo, il vapore
alcolico che s’incanalava in enormi colonne di rame cave,
alte quasi 30 metri e larghe 1,50, per poi passare
attraverso le serpentine e depositarsi come alcool puro
negli appositi recipienti. Gli scarti (bucce e vinaccioli)
venivano diversamente e ulteriormente lavorati per farne
sostanze per concimi e olii commestibili.
Le fasi del processo di lavorazione continuavano altrove,
sia per i residui che per l’alcool a 95° che si otteneva. Il
prodotto distillato poi, partiva in enormi autobotti per le
industrie dei vari settori del Nord. E il fumo della
'Fumigante Storta'? Era il 'risultato' del surriscaldamento
delle bucce d’uva durante le fasi di
lavorazione.
Come la Vecchia Stazione, anche 'la Storta fumigante' è
ancora li, a raccontarci di un mondo che, se anche non c’è
più, ancora riesce a trasmettere emozioni e sentimenti di
ammirazione. Anche per lei, 'bella nobildonna', ci auguriamo
una ri-nascita, anzi una re-incarnazione. Se non potrà
essere più ALA (Azienda Lavorazioni Agricole) ci si augura
divenga un: ristorante, sala congressi, albergo, parco
didattico... museo di archeologia industriale... altro.
Più di tutto si spera in tante scolaresche vivaci e
sorridenti che possano entrare per meravigliarsi delle cose
di 'Appena ieri' e - perché no? - sognare Mary Poppins che
passeggia con l’ombrello e i bambini - come nel celebre film
- sul comignolo fumigante, insieme a tutti coloro che si
sentono ancora... protagonisti di una favola urbana.
Si ringraziano per le notizie storiche e le foto d’epoca: la
signora Rita Di Giuliano e il signor Antonio D’Aurizio.
Ines Montanaro
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